Intervista a Yari De Filicaia
4 luglio, 2014   |  

Il risultato elettorale a Livorno è stata la sorpresa della recente tornata elettorale. Chiediamo a Yari De Filicaia, segretario del PD di Livorno, cos’è successo nella sua città.

Yari de Filicaia è nato a Livorno 38 anni fa. In città studia (Facoltà di Logistica dell’Università di Pisa, distaccata a Livorno), si sposa, ha le sue due figlie e lavora. Entra nei DS e aderisce al PD dalla prima ora diventando prima Responsabile Organizzazione e poi segretario del Circolo PD Economia Marittima, Nel 2010 Responsabile della campagna elettorale per le elezioni regionali. Ora segretario del PD della città di Livorno e, da capolista, consigliere comunale.

 

Domanda: Dopo un risultato elettorale così sorprendente è necessaria un’analisi del voto approfondita.

Risposta: Certamente si. Anzi ne sono necessarie due: una per il primo turno ed una per il secondo turno. I due risultati sono stati notevolmente diversi e solamente comprendendo come si sono generati i due risultati possiamo capire cosa è successo. Nel primo turno abbiamo avuto un risultato per il PD che lo attestava attorno al 40%, un risultato come in tutto il resto d’Italia. Nel secondo turno ha vinto invece il candidato del Movimento 5 Stelle ribaltando completamente il risultato. Un risultato inaspettato, che ha coinvolto 15.000 voti di scarto. Fare una analisi dettagliata ci potrà permettere di non fare un “cacciucco delle cose”. Ma intanto rispondo a caldo.

Il risultato sorprendente è che c’è stata una convergenza strana su Filippo Nogarin. Una convergenza che vedeva accumunati gli esponenti della Lista Civica, di ispirazione di sinistra radicale, e quelli dei Fratelli d’Italia. Una comunanza fatta anche con simbologie forti che stridono fortemente, ma che sostanzialmente erano contro il PD.

D: Una situazione non molto dissimile da Parma, se vogliamo, dove c’è stato il primo sindaco del M5S. [Avevamo già intervistato Andrea Zini, segretario PD di Parma-Oltretorrente]

R: Il malumore della popolazione lo conoscevamo, lo avevamo compreso e per questo avevamo commissionato un sondaggio che ce ne ha dato la misura: il 77% dei concittadini dava un giudizio negativo alla amministrazione uscente. Avevamo bisogno di un elemento di discontinuità e per questo abbiamo candidato un 40 enne, Marco Ruggeri, già consigliere regionale: un giovane che aveva però avuto modo di dimostrare una capacità politica ed amministrativa. Probabilmente un elemento di discontinuità che non è stato debitamente percepito dalla popolazione, perché dopo il primo turno abbiamo avuto un calo dell’affluenza oltre il dato “fisiologico”. Diciamo che è passata l’idea che “ha vinto il PD” che unito al “sono 70 anni che governa la sinistra” ha fatto star tranquilli gli elettori del PD e ha mobilitato le altre forze.

Ora Nogarin ha a disposizione 34.000 voti che è più o meno il 25% degli aventi diritto. Non lo dico per screditarlo, ma ad onor del vero, abbiamo un sindaco “di minoranza” che però può governare la città. E speriamo lo faccia. Ma abbiamo qualche perplessità perché la politica è quanto mai sconosciuta e bizzarra, con uscite pubbliche dubbie.

Un dato che proprio mi ha sorpreso è stata l’assenza in questa campagna elettorale delle organizzazioni datoriali e di quelle sindacali: sono “rimasti a guardare” senza dare nessuna valutazione sulla amministrazione. Sia nel primo che nel secondo turno.

 

D: Il poco appeal di Ruggeri sulla popolazione può essere spiegato in qualche modo? Chi è?

R: Marco Ruggeri era il Segretario del PD della Città di Livorno, già consigliere regionale. Un “giovane” – ha 40 anni – con una buona esperienza politica ed amministrativa. Ci sembrava proprio la persona giusta. E il percorso di selezione è stato giusto a mio avviso. Partiamo dall’inizio. Nel congresso del PD dell’8 Dicembre, forse caso unico in Italia, c’è stato un risultato molto diverso nei congressi di circolo dove abbiamo avuto un risultato praticamente del 60% per Cuperlo e quello del congresso nazionale, aperto a tutti gli elettori, dove il risultato è stato del 68% per Renzi. E’ stato un campanello d’allarme e abbiamo capito che dovevamo rivolgerci verso la così detta “società civile”. Abbiamo così contattato Concita De Gregorio – giornalista di primo piano, livornese – e poi anche Paolo Dario – prestigioso professore di Robotica a Pisa – ma non abbiamo avuto nessun riscontro, se non gentili dinieghi. Così abbiamo cercato tra le nostre file un amministratore preparato e capace. Ed è emerso subito Marco Ruggeri che ha vinto le primarie di coalizione con un risultato schiacciante: 70% con una affluenza buona, circa 5000 persone.

Tutto ci diceva che avessimo fatto la scelta giusta. Fino al risultato elettorale.

 

D: Ora è il momento di organizzare l’opposizione al nuovo sindaco Nogarin.

R: Non sarà una operazione semplice. Prima dicevamo del “caso Parma”, ma lì Pizzarotti è parmense, è radicato sul territorio, conosce le dinamiche territoriali. Nogarin invece non è di Livorno, non ci vive, non conosce le persone e la società livornese. Non ne conosce il porto, il centro nevralgico e cuore della città.

L’opposizione sarà sulle “cose”, sugli atti che proporrà in consiglio. Fare il sindaco è complicato perché “l’occhio di bue” è su di te. E questo Nogarin lo ha capito secondo me: il giorno della vittoria “con un occhio rideva, con l’altro piangeva” perché ha capito la grande responsabilità che ha ora sulle sue spalle.

 

 

 

 




 
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