Intervista ad Andrea Zini, Segretario circolo PD Parma-Oltretorrente
9 gennaio, 2013   |  

Andrea Zini è il Segretario del Circolo PD Parma-Oltretorrente, 56 anni da 40 anni iscritto alla FGCI poi al PCI, al PDS, ai DS ed ora al PD, come dice lui stesso parafrasando una pubblicità: “… è il partito che è cambiato attorno a me …”.

Libero professionista, anche se modenese, abita nell’Oltretorrente di Parma da 25 anni. L’Oltretorrente è la zona popolare e storicamente rossa di Parma, delle Barricate del ’22 che fermarono i fascisti di Italo Balbo; oggi zona di insediamento di immigrati e di studenti universitari fuori sede, ma non ghetto, anzi  zona viva e vitale del centro storico.

 

Il “Movimento 5 Stelle” ha assunto lo status di movimento di opinione prima e politico poi attraverso i commenti di semplici cittadini che si riconoscono nelle denuncie tragicomiche di Beppe Grillo. Il tutto sul blog italiano più seguito in assoluto. Poi dal Web si è presentato alle elezioni amministrative registrando ottimi risultati, potendo vantare infine un sindaco di una città prestigiosa: Pizzarotti da più di 6 mesi è Sindaco di Parma.

Ora le caratteristiche del Movimento 5 Stelle ci sono più o meno note, ma – dati alla mano – mentre negli altri comuni il voto al M5S è stato del 5-6%, a Parma la percentuale sale al 19% fino a raggiungere il 60% nel secondo turno. un dato assolutamente fuori dal coro che penso si possa spiegare con situazioni territoriali. E una analisi per anche nazionale.

Ho rivolto così qualche domanda a Andrea Zini, che è il segretario del circolo PD di Parma-Oltretorrente.

-          Pizzarotti è sindaco della sua città da 6 mesi, dopo aver battuto Benazzoli candidato del centro sinistra al secondo turno. Il M5S dal 19% al 60%. Come mai?

Credo che il dato rilevante, dal punto di vista politico, sia il 19% del primo turno. Questo è il dato fuori media rispetto alle “quotazioni” del M5S di allora. Certo ha influito in parte la questione territoriale ma direi che sono tre le componenti di quel voto e diverse tra loro: il malumore della gente verso la politica, e questa è una componente nazionale con cui dovremo fare i conti alle politiche, già l’abbiamo visto anche in Sicilia; le spaccature nella coalizione che amministrava Parma e più in generale nel centro-destra, lo sbando dei partiti di centro e di centro-destra ed anche del movimento civico, che aveva iniziato con Ubaldi questa lunga deprecabile esperienza amministrativa, sono conseguenza della cattiva amministrazione locale ma anche il riflesso della situazione nazionale; in parte anche la scelta del nostro candidato, che qualche malumore ha creato, provocando sia astensione che voti al M5S. La sommatoria di queste componenti ha portato gli elettori, una parte rilevante di loro, a scegliere un “voto di pancia” e quindi populista, un voto che non premiava una proposta politica ma puniva i partiti in generale, i partiti e i movimenti di Parma ed anche, perché no, i candidati di quei partiti.

Diverso il ragionamento del secondo turno. Un 60% non ci stava nemmeno con i presupposti già detti, nemmeno considerando alcune scellerate indicazioni di voto del centro-destra a favore di Grillo e Pizzarotti per ritorsione. Teniamo presente che mentre Bernazzoli ha tenuto il suo 40%, Pizzarotti, con 34.000 voti in più, ha triplicato i consensi del primo turno. Credo che questo risultato sia stato dato da fattori molteplici: le indicazioni “stupide” del centro-destra (ho sentito però molti elettori che non sono andati a votare, considerando il secondo turno non più un loro problema, e qualcuno che ha addirittura votato per Bernazzoli, ritenendo indecoroso il concetto di tanto male tanto peggio), il voto al M5S di elettori che al primo turno hanno votato il centro-sinistra pensando solo a rendere utile il proprio voto e non ritenendo il M5S in grado di essere competitivo, ed infine elettori astenutisi il primo turno che sono tornati a votare, diciamo i delusi che non credevano più nemmeno nel voto di protesta. Ma tutte queste considerazioni non avrebbero assolutamente spostato 34.000 voti. L’effetto di amplificazione, amplificazione purtroppo devastante, l’hanno scatenato i media nazionali ed anche internazionali: era dal crack Parmalat o dal caso dell’omicidio del piccolo Tommaso Onofri che non si vedevano in città tante telecamere ed ancor più giornalisti. Alla fine questo è stato il fattore imprevisto, ed imprevedibile credo, cui nessuno poteva più far fronte dopo il primo turno.

 

-          Benazzoli è stato scelto con le primarie?

Si Bernazzoli è stato scelto con primarie combattute e vere. Io ero per l’altro candidato del PD, Nicola Dall’Olio, volto nuovo e, credo, con più possibilità di Bernazzoli. Teniamo presente che l’apparato del partito si è mosso molto prima, pensando ad una facile vittoria (e lo credevo anch’io), individuando Bernazzoli come l’uomo giusto. Sia per la lunga strada percorsa in politica, sia perché presidente in carica della giunta provinciale, sia perché per arrivare alla sua candidatura si è passati sopra, eliminandola, alla candidatura naturale del PD di Parma, il capogruppo in consiglio comunale Giorgio Pagliari (il posto era troppo importante e Pagliari non era un uomo di apparato), non era l’uomo giusto, o perlomeno non lo era contro il M5S, contro Pizzarotti. Queste cose sono emerse nelle primarie portando Dall’Olio, sconosciuto politicamente, a competere davvero con Bernazzoli. Alla fine mille voti di differenza (4.000 contro 3.000) sono stati pochi ma incolmabili. Devo dire che l’affluenza è stata buona proprio per questo, perché c’era un candidato di apparato ma c’era anche un concorrente vero, non solo di facciata, e con un programma anche interessante ed autonomo, in alcuni punti, rispetto al pensiero dominante. Il tempo è stato poco, ma dovremo abituarci visto che il 30 dicembre abbiamo avuto tempi addirittura fulminanti. Però possiamo perfezionare il sistema delle primarie. Lo dico perché una cosa è certa: ormai le primarie non si tolgono dallo statuto. Sono state importanti per Bersani, per la scelta dei parlamentari ed anche per la scelta del nostro candidato sindaco. Devo dire che qui a Parma hanno premiato le scelte della segreteria. Per il comune sono state infauste, per Bersani direi che hanno fatto comunque paura i risultati di Renzi e per  i parlamentari … vedremo. Sono persone capaci ed anche relativamente nuove, ma sono state sostenute dall’apparato, in altre città vicine, Bologna, Modena, Cesena, il rinnovamento si è concretizzato nel voto dei cittadini (altro che “rottamazione” questa è la strada giusta), da noi il voto è stato molto indirizzato e la visibilità dei candidati è stata un po’ compressa. Ma vedremo i risultati del 24 febbraio. Ripeto credo che lo strumento sia ottimo, deve solo essere meglio tarato.

 

-          Parma è stata teatro di varie proteste tese a chiedere le dimissioni del consiglio comunale guidato da Vignali (PdL) che aveva messo in difficoltà il bilancio cittadino ed era stato oggetto di una condanna della Corte dei Conti. L’impotenza della opposizione, degli strumenti democratici in mano all’opposizione, è stata pagata dal PD con la sconfitta?

Devo dire che l’opposizione ha strumenti spuntati con l’attuale normativa, anche la maggioranza ha strumenti spuntati verso il proprio sindaco. Ma la legge la si è voluta così proprio per dare stabilità. Si paga un prezzo troppo alto?, non credo se l’azione politica ha argomenti validi. Certo occorre attendere la fine della legislatura ma il cambiamento poi arriva se c’è una buona proposta. Comunque non è stata impotente l’opposizione in consiglio comunale, sono gli strumenti che hanno dei limiti. L’azione dei nostri consiglieri ha portato a scoperchiare la pentola del malaffare e degli interessi economici fine a se stessi che stavano dietro la giunta Vignali (e prima alla giunta Ubaldi), ma senza l’intervento della magistratura sarebbero arrivati a fine mandato e, a quel punto, sarebbe stata comunque più dura. La verità è che politicamente abbiamo vinto, ne è prova il risultato del primo turno che ha visto il centro-sinistra al 40% e il centro-destra spazzato via. Purtroppo, in questo caso, la vittoria politica non ha dato il risultato aspettato. Ha vinto il populismo, ma questa è un’altra storia.

 

-          Forse il PD ha pagato la propria “Responsabilità”, il non aver usato i toni accesi e l’atteggiamento populistico che utilizza il Movimento 5 Stelle?

No, quando dico ha vinto il populismo non lo metto in contrapposizione alla nostra responsabilità. Anzi preferisco la responsabilità ai toni accesi e alla battaglia mediatica. Non paga? Forse non paga nell’immediato, ma a lungo andare il populismo non regge perché non ha contenuti e prospettiva. Certo il rischio è che il centro-destra si riorganizzi, ma questo è e deve essere il nostro mestiere. Anzi forse il nostro problema è stato proprio non avere avuto una proposta politica più incisiva e che parlasse alla gente dei suoi problemi. Siamo sempre più impegnati nelle opere (costruzioni) che non nei servizi (lavoro, welfare, salute, scuola) e la città è in crisi come lo è il Paese. Quindi, come dire: a Parma forse gli anticorpi contro il populismo stiamo iniziando a crearceli, nel Paese rischiamo moltissimo perché Grillo è una novità che parla alla pancia. Anche il problema della proposta politica lo stiamo affrontando con realismo e concretezza verso i problemi della gente, ma siamo all’opposizione. La proposta politica a livello nazionale, ora che sono finite le primarie, deve essere l’argomento dominante, non possiamo parlare solo di Berlusconi (per l’ennesima volta) o di Monti. Dobbiamo dire che la vita delle persone proveremo concretamente a migliorarla e dire come.

 

-          Come sarà l’opposizione a Pizzarotti?

Senza sconti e senza preconcetti. Purtroppo l’azione politica del M5S sarebbe comica se non fosse tragica. Abbiamo persone capaci (ma non a tempo pieno), tra l’altro il capogruppo del PD non è, ovviamente, Bernazzoli che rimane il presidente della provincia, ma Dall’Olio, quello che era il suo candidato-concorrente alle primarie. Abbiamo anche delle proposte interessanti ed importanti ma dire che la proposta politica del M5S non soddisfa nemmeno l’ordinaria amministrazione non serve a far passare le nostre proposte. In questo momento il sindaco Pizzarotti non ha una azione di governo, il sindaco sotto traccia è il suo assessore al bilancio che purtroppo per la città è un disastro. Di mestiere faceva il curatore fallimentare e sta trattando nello stesso modo la città. Pur di racimolare qualche migliaio di euro svende i beni pubblici, con l’aggravante di dar seguito alle realizzazioni in sospeso dei vecchi interessi economici. L’unica difesa che accampano, ormai, è che non si possono fermare perché altrimenti ci sarebbero penali salate per il bilancio del comune. Ma per l’inceneritore, che è quasi terminato e che è stato la bandiera della campagna elettorale, si fanno barricate amministrative e giudiziarie, senza pensare alle penali in questo caso. In sintesi demagogia e incapacità di governo. L’opposizione la facciamo, ma i risultati, purtroppo per noi, saranno problemi per la città sempre che le banche si fidino ancora del M5S, cosa non scontata. Francamente non so se per Parma sia meglio un fallimento del giunta Pizzarotti, con conseguente nuovo commissariamento del comune, o una prosecuzione, magari ascoltando anche qualche nostra proposta, sino a fine mandato. Probabilmente Grillo ha la necessità di arrivare al 24 febbraio senza cedimenti e sbandierando risultati (solo mediatici). Vedremo se dopo cambierà qualcosa.




 
Condivisione Democratica  |  Copyright © 2016  |   Tutti i diritti riservati  |  Disclaimer & Privacy
Testata giornalistica on line di riflessione, proposta e approfondimento politico culturale
Registrata al Tribunale di Roma il 25/09/2012 Reg. n. 273
Direttore Responsabile Gerry Mottola