LA BALLATA DELLE ILLUSIONI
6 novembre, 2014   |  

Eravamo nel bel mezzo della preparazione di un documento politico da sottoporre ai nostri lettori… quando il conflitto tra Matteo Renzi e Susanna Camusso ha visto il suo acuirsi, svelare le carte di una calma apparente, caratterizzare l’agenda politica italiana.

Le argomentazioni espresse, i temi affrontati, le questioni al vaglio sono da tempo oggetto delle nostre riflessioni.

Ci siamo chiesti tante volte se abbia ancora un senso parlare di “sinistra”.

Ci siamo chiesti se la nuova era di Matteo Renzi, che sembra definitivamente aprirsi al Partito della Nazione, possa ancora ospitare il bagaglio ideologico e culturale della storia progressista italiana.

E’ difficile. Davvero difficile riuscire a scovare l’opportunità di un nuovo contributo. I tempi che viviamo sono segnati dalla “sospensione”, da una certa incapacità a sentirsi non solo dei semplici astanti.

Certo è che per chi ha sempre creduto in alcuni riferimenti, appare difficile riuscire a comprendere le motivazioni che spingono il Presidente del Consiglio a manifestare una aperta ostilità verso il mondo sindacale, e, al contempo e viceversa, una continua apertura verso il leader dell’opposizione (opposizione?) Silvio Berlusconi (Proprio lui? Silvio Berlusconi?).

Non siamo di certo qui ad ergerci avvocati difensori della Camusso e degli altri leader sindacali. Riteniamo, anzi, che le varie confederazioni dovrebbero riconoscere la propria fetta di responsabilità rispetto alla mancata evoluzione del Sistema Italia.

Ma non possiamo non osservare alcuni atteggiamenti e comportamenti del Presidente del Consiglio. Scelte e posizioni che ai nostri occhi appaiono discutibili, senza per questo voler confutare lealtà e coerenza delle sue azioni.

Appare difficile, ad esempio, comprendere il senso della “Leopolda” oggi.

Se poteva averlo nel momento in cui Matteo Renzi ha diffuso luce al suo progetto politico, sbandierando le sue abilità e conoscenze, intese sia come bagaglio personale sia come amicizie sostenitrici a vari livelli, lo ha di certo meno ora. La sua figura istituzionale, di Presidente del Consiglio e di Segretario del Partito Democratico, dovrebbe essere a garanzia dell’equilibrio tra tutte le parti che, a vario titolo, dovrebbero rappresentare il contesto politico ideologico – culturale, sociale, ed economico che sottende al suo ruolo.

Appare difficile comprendere le mancate risposte del ministro lepoldino Marianna Madia ai giornalisti, perché le domande che le sono state poste non risulterebbero essere di “rinnovamento”. (A lei giunga oggi la mia solidarietà e quella di tutta la redazione per la disgustosa copertina del settimanale “Chi”).

Appare difficile capire perché la neoparlamentare europea Alessandra Moretti, in passato bersaniana di ferro, ora tra le più ferventi renziane, a pochi mesi dal suo insediamento, debba “puntare” alla Presidenza della Regione Veneto. Il mantenimento dell’incarico elettivo non era forse uno dei vessilli cardinali dell’ex sindaco fiorentino?

Riflessione.

Noi continuiamo ad illuderci che un’illuminazione, prima o poi, scopra il sorriso delle nostre menti e dei nostri cuori. Nel frattempo… continuiamo ad elaborare e proporre, riprendendo la nostra progettualità politica con il documento sul quale stiamo lavorando.

Tutto ciò, nel mezzo di questa danza… dove tutti proseguiamo a ballare, tra illusioni e speranze, sempre alla ricerca di nuove prese di coscienza… e con le antenne dei pensieri sempre in allerta… rispetto a possibili nuove prese… in giro.

 

 




 
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