LARGHE INTESE? SUVVIA …
15 aprile, 2013   |  

E’ il ritornello di questi giorni. Bisogna far presto; c’è bisogno di un governissimo/ di un governo di larghe intese/ per l’interesse nazionale/ di concordia nazionale.  Non solo Berlusconi, ovviamente, ma anche commentatori politici, imprenditori, sindacati e, per cambiare, anche qualcuno nel PD.

Ci si è messo anche l’ottimo Presidente a ripeterlo, a pochi giorni dalla sua uscita. Pur apprezzandolo in sommo grado per quanto svolto in questi sette anni, questa volta non ne condividiamo l’opinione.  Si può comprendere, ma non condividere.

Il richiamo al ’76 suona del tutto improprio. Lì la differenza tra centro-destra e sinistra era molto marcata, ma sui “fondamentali” c’era una visione comune e soprattutto l’intesa era per contrastare un nemico armato dello Stato.  Oggi non c’è niente di più lontano sulla concezione dello Stato e dei suoi fondamenti tra i partiti che si schierano sotto le insegne di Berlusconi e tutte le altre forze politiche.  E, soprattutto, non c’è un nemico mortale alle porte. Non per lo Stato perlomeno. Forse per i partiti, gli attuali partiti.

E’ per questo che suona strano, un riflesso conservativo quel forzare una sacra alleanza contro Grillo, un’alleanza che, se concretizzata, distruggerebbe ogni idea di cambiamento e segnerebbe la disintegrazione del PD.  Che, nell’attuale panorama, è l’unico soggetto dotato di una forma-partito. Pieno di difetti e contraddizioni, ma incomparabilmente preferibile a  movimenti leaderistici o strutture variamente proprietarie.

In settimana verrà sciolto il nodo del nuovo Presidente e, a seguire, quello dell’incarico di Governo.

Non sappiamo chi salirà al Colle e  a chi il nuovo inquilino riterrà di affidare l’arduo compito di gestire il Paese.

La rotta non può che essere quella del cambiamento, rappresentato da una larga maggioranza in Parlamento, maggioranza una cui parte però si mostra indisponibile ad attivarlo.

Non molto è cambiato, in questa direzione, rispetto al primo tentativo di Bersani. Per cui appare poco probabile che allo stesso venga riaffidato l’incarico spedendolo alla ricerca di un consenso problematico e comunque inevitabilmente instabile.

Sembrerebbe più probabile un governo di scopo con un programma predefinito dal Presidente che potrebbe avvalersi di quanto di buono scaturito dalle relazioni dei “saggi”, retto da una personalità gradita o indicata dal PD, i cui esponenti siano coerenti con la linea di un profondo cambiamento.

Con il che si escluderebbe qualsiasi apporto diretto da parte del PDL. Tutt’altra cosa, quindi, rispetto alle larghe intese della versione berlusconiana e dei suoi supporter.

Incrociamo le dita.




 
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