LO STRANO BIPOLARISMO ALL’ITALIANA
18 giugno, 2013   |  

Il bipolarismo in Italia non è un’invenzione recente.

Non  data cioè dall’introduzione del maggioritario nel 1994.

A suo modo, come tutto in Italia, il bipolarismo è presente sin dal dopo guerra: quello fra il blocco attorno alla DC e il blocco della sinistra. Anche se un bipolarismo che non prevedeva alternanza.

Di bipolarismo, con varianti a tre punte o di sostanziale bipartitismo, è ricca la storia degli ultimi venti anni.

Tecnicamente, il bipolarismo dovrebbe veder contrapposti due schieramenti (o due partiti) che si contendono la conquista del potere e la cui conseguenza è l’alternanza almeno potenziale degli stessi. Con due visioni, due politiche, due configurazioni.

Nel ventennio ancora in corso abbiamo sì assistito ad una alternanza di coalizioni, con vivaci a volte feroci confronti e scontri. Che  in realtà erano più apparenti, più sceneggiati che concreti. Confronti e scontri il cui unico oggetto era il potere, un potere autoreferenziale, tendente alla demonizzazione dell’altro, ma che raramente e marginalmente ha inciso sui cronici problemi del Paese.

Diciamo di reciproco appagamento e sostegno.  Non si spiegherebbe altrimenti come Berlusconi possa aver dominato la scena e tentare ancora oggi di farlo.

Fingiamo di essere per il maggioritario (e di stigmatizzare il proporzionale), ma ne respingiamo la logica profonda. Che è quella della divisione netta fra chi vince e chi perde e dell’assunzione altrettanto netta delle responsabilità di governare, da un lato, di fare opposizione vera e non di facciata, dall’altro.

Siamo gelosi nel distinguerci fra destra e sinistra, giuriamo che mai e poi mai potremmo unirci con ”l’altro” e poi finiamo gioiosamente in un governo di larghe intese.

Come confermano recenti indagini: alto sgradimento  per  le “larghe intese” e altrettanto elevato consenso al relativo governo.

Siamo un tantino schizofrenici.  O, forse, come analizza lucidamente Ilvo Diamanti, siamo, come italiani,  quelli che non amano vincere, per non doversi assumere l’intera responsabilità di governare. Ma non ci piace neppure perdere, perché saremmo tenuti a fare un’opposizione vera, senza compromessi

Ci piace dividere il peso delle responsabilità: non per scelta, naturalmente, ma per “senso di responsabilità” di fronte all’emergenza, allo stato di necessità.

Comunque senza sentirci coinvolti. Pronti sempre ad uscire dall’alleanza non appena le condizioni ci appaiano favorevoli.

Si dirà, ma questo è il ritratto della destra berlusconiana.

E’ proprio così?

Noi siamo più corretti, o solo meno furbi o spregiudicati? O un pochino più ipocriti?

La risposta dipende solo da noi.

Da quel che faremo quando cesserà l’alibi dello stato di emergenza. E dell’Europa cattiva.




 
Condivisione Democratica  |  Copyright © 2016  |   Tutti i diritti riservati  |  Disclaimer & Privacy
Testata giornalistica on line di riflessione, proposta e approfondimento politico culturale
Registrata al Tribunale di Roma il 25/09/2012 Reg. n. 273
Direttore Responsabile Gerry Mottola