Luisa Laurelli, in prima linea contro le mafie
12 maggio, 2015   |  

Come tutti sappiamo l’inchiesta “Mondo di Mezzo” che ha portato alla luce la “Mafia Capitale”, quello che è un fitto intreccio di legami tra malavita organizzata, di appalti pubblici, di società controllate da “Roma Capitale” e di cooperative sociali. Dopo l’analisi della polizia avverrà quello della magistratura che giudicherà gli indagati. Noi proviamo a fare una valutazione di quello che c’è da ri-costruire a livello delle amministrazioni della nostra città. Lo facciamo intervistando Luisa Laurelli che ci torna a far visita tra le colonne della nostra testata, dopo quasi due anni (qui l’intervista precedente). E in questi due anni ha continuato a seguire “il filo rosso della legalità”: Dalla presidenza della commissione “Coesione Sociale Sicurezza, Pari opportunità” del Congresso dei poteri Locali e Regionali d’Europa” a Strasburgo, alla presidenza della commissione “Sicurezza e Lotta alla criminalità” in Regione Lazio dove ha lottato contro le infiltrazioni mafiose e camorristiche nel litorale romano ed ora, nominata da poche settimane, assessore alle politiche socio-sanitarie, educative e alla legalità del IX Municipio a Roma.

 

Luisa, veramente un “Filo Rosso” che non smetti mai da seguire.

E’ vero, sto facendo un percorso che dal globale va al particolare, dal grande al piccolo. D’altra parte le difficoltà della vita di oggi, secondo me, richiedono interventi soprattutto sul piccolo, su quello che ci è più vicino.

 

Che il sistema economico in Italia fosse “viziato” dalla presenza del malaffare non è certo una novità, ma la scoperta della “Mafia Capitale” ha fatto capire che il malaffare è considerato semplicemente un affare: nel “mondo di mezzo” si uniscono personaggi e appetiti di tutti i tipi.

E’ triste doverlo confermare, né mi fa piacere dire: “io l’avevo detto e anche scritto“. Roma è la mia città e il mio amore per essa è incondizionato. Le ultime inchieste romane ci confermano che l’Italia è uno dei paesi più corrotto d’Europa, fa parte del nostro essere cercare sempre scorciatoie e sistemi per eludere, per evadere, per mistificare. Quello che ci sconvolge è che sistemi mafiosi siano insediati dentro l’amministrazione comunale, che si arricchiscano sulla pelle dei più umili (rom, senza fissa dimora, immigrati), che, come in tanti altri casi, interventi di emergenza siano serviti per rendere i procedimenti amministrativi assolutamente poco chiari. Emerge un sistema di controlli sulla spesa pubblica, del tutto inesistente, una contaminazione della macchina tecnica e amministrativa e qualche connivenza con la politica che si rivolgeva a Carminati e Buzzi per risolvere emergenze nei campi rom, nello sfalcio dei parchi, nell’assistenza nei centri per gli immigrati. Sono loro che nelle intercettazioni dicono che queste attività rendono molto di più dello spaccio di droga. D’altra parte in Italia ogni evento particolare (Olimpiade, Expo, terremoti…) ha portato alla scoperta di sistemi illegali con costi impossibili a carico della collettività.

 

Lei è stata una delle protagoniste della denuncia della penetrazione della mafia e della camorra nel litorale laziale, quando era nella Regione Lazio. Il lavoro degli inquirenti continua. A che punto siamo?

Le indagini della magistratura stanno ancora andando avanti, è stato sciolto il consiglio del Municipio di Ostia che è stato commissariato, si sta iniziando una azione di ripulitura del litorale, aprono finalmente i varchi a mare e la stagione balneare si avvierà certamente in modo assai diverso dal passato. Io credo che ci saranno contraccolpi tra le imprese e nel settore turistico e spero che la cittadinanza si renda conto che è in corso una battaglia a cui tutti devono partecipare. Per evitare che sistemi mafiosi attecchiscano e depredino definitivamente il territorio. Ogni amministratore pubblico deve guardare dentro la propria istituzione, raccordarsi con gli uffici per gestire correttamente appalti e realizzare progetti in modo trasparente. Bisogna guardare oltre le proprie competenze, mettersi in rete con gli altri livelli istituzionali, chiamare a raccolta le associazioni e il territorio per fare tutti assieme uno sforzo di attenzione e di protagonismo. Per guardare al territorio del IX Municipio, bisogna mettere le mani sulle vicende del filobus che non c’è, delle tangenti che hanno interessato personaggi di spicco dell’Eur spa, dei punti verde qualità appaltati e bloccati dalle inchieste della magistratura. Occorre lavorare per restituire ai cittadini che usano la Laurentina e la Colombo, il filobus in corsia riservata che colleghi Tor de Cenci e Trigoria all’Eur.

 

Il suo percorso politico segue veramente un “filo rosso della legalità”. Quanto c’è bisogno di educare alla legalità?

Nella mia attività di assessore alle politiche educative e alla legalità, l’educazione alla legalità è una delle priorità in assoluto. Il IX Municipio ha sottoscritto un protocollo sul territorio senza mafie e perciò si stanno avviando progetti rivolti in particolare alle giovani generazioni e alle scuole. Abbiamo presentato un progetto all’assessorato regionale alla sicurezza e, una volta ottenuto il finanziamento, saremo in grado di avviare corsi nelle scuole legati al concetto di legalità, all’educazione sentimentale e alle pari opportunità. Crediamo fermamente che fin da giovani bisogna imparare a rispettare gli altri, a valorizzare le differenze, al rispetto delle regole a garanzia di un corretto vivere civile. Bisogna LAVORARE per far capire a tutti che le mafie non sono un fenomeno da film, che non stanno lontane da noi, che si arricchiscono sulla nostra pelle. In fondo la nostra crisi economica sarebbe meno pesante se non dovessimo sopportare sulle nostre spalle anche il peso delle attività criminali delle mafie.

 

Noi di Condivisione Democratica abbiamo lanciato l’idea di un “Diploma di Moralità”, una lotta alla corruzione e alla gestione “privatistica” del bene pubblico che inizi prima che nelle aule giudiziarie, nelle aule scolastiche, anche con una preparazione di alto livello per gli amministratori. Cosa ne pensa?

Mi pare un bellissimo progetto a cui potremo lavorare assieme. Una parte importante la devono avere gli amministratori pubblico che credo sottovalutino ancora la gravità della situazione e l’urgenza di un agire tutti assieme per prevenire e contrastare.

 

 

Pochi giorni fa, il 25 Aprile, abbiamo festeggiato il giorno della Liberazione. Oggi, proprio quando la crisi economica morde aziende e consumatori, c’è bisogno di liberare il sistema economico ed anche la nostra società dalla morsa della mafia. Una nuova liberazione.

Mai come oggi sono da apprezzare ricorrenze come il 25 aprile o il primo maggio: date che ci ricordano il valore della libertà, la dignità del lavoro, il rischio di arretramento della qualità e della quantità dei diritti individuali e collettivi. Io penso che la crisi economica attuale debba rappresentare l’opportunità per tutti, di cambiare stile di vita, di ridurre gli sprechi, di rispettare e valorizzare i beni comuni, di fare della solidarietà l’elemento fondante della coesione sociale. Anche il sistema economico deve cambiare dal momento che il sistema capitalistico ha mostrato abbondantemente il proprio fallimento. Imprese e cittadini devono rischiare di più, avere il coraggio di affontare la durezza di questo momento, devono fare sforzi di fantasia per inventare il lavoro che non c’è. Siamo arrivati al punto che a Roma non è più possibile aprire un asilo nido perché tra debito da ripianare e danni da attività mafiose, non ci sono i soldi per assumere neanche un’educatrice, né qualche supplente. Questa è la dura realtà da cui dobbiamo cercare di uscire. Non possiamo ridurre i diritti delle persone ma dobbiamo avere la capacità, con un grande patto tra generazioni, di rinunciare a privilegi per concentrare gli sforzi per promuovere il lavoro per le nuove generazioni che, a parer mio, devono avere la priorità. Tutti discorsi che non possiamo lasciare solo a pochi ma che devono essere di tutti noi.




 
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