Monti, Super partes o Primattore?
20 dicembre, 2012   |  

Per rispondere alle mosse scellerate di Berlusconi che ha tolto la fiducia senza sfiduciarlo formalmente, Monti  ha deciso  prontamente di non farsi “cucinare” stroncando quindi la manovra con l’annuncio di dimissioni da ufficializzare a legge di stabilità approvata.

Ad una mossa destabilizzante, che rientra pienamente nel DNA di Berlusconi, se ne è contrapposta un’altra, legittima e politicamente appropriata sull’immediato, ma che rischia di essere altrettanto destabilizzante per gli sviluppi successivi.

Monti, nella sua contromossa, non si è infatti limitato a difendere il proprio operato  e a far risaltare la responsabilità di chi ha voluto accelerare la fine della legislatura. Nei giorni successivi è andato ben oltre, anche rompendo in qualche misura il suo asse con il Presidente Napolitano, rinunciando alla sua neutralità di tecnico super partes, per proporsi di fatto come leader politico per succedere a se stesso.

Non è ancora certo, ma sembra sempre più probabile che si presenti se non candidato (non potrebbe, essendo senatore a vita) come riferimento  per una leadership di un fronte /federazione centrista.

Dobbiamo, come Paese, molto a Monti per averci traghettato -  in un momento delicatissimo in cui la sopravvivenza era legata alla credibilità internazionale e a conseguenti misure durissime  – in acque meno agitate, garantendoci un impensabile recupero di stima e apprezzamento esterni.

Ma da eccellente economista di stampo liberale il suo buon lavoro si è limitato a questo, non riuscendo (volendo?) ad accompagnare il necessario  rigore con misure che garantissero equità e sviluppo e neppure intervenendo – come avrebbe potuto ben fare specie nella fase iniziale -  su alcuni nodi irrisolti meramente etico-politici.  Risolvibili senza l’alibi della mancanza di risorse.

Ora si presenta di fatto non più come risorsa preziosa istituzionale ma come un vero e proprio competitor.

E qui sorgono dubbi e perplessità.  Una tale decisione lo pone in potenziale (o reale)  conflitto con il PD, sia per l’antagonismo esterno sia per un possibile richiamo ad una sua componente continuista dell’esperienza montiana.  E allora il dubbio, non peregrino, è se ciò che lo spinge è esclusivamente l’interesse del Paese –garantirne, per così dire l’immagine positiva verso l’Europa – o non piuttosto un’insospettata ambizione o, più ancora,  farsi strumento per  una politica conservatrice che trova entusiastici sostegni  nel polo conservatore europeo (PPE), in soggetti  più o meno recentemente de-berlusconizzati , nel Vaticano dove sta riprendendo vigore una componente temporale e neo-restauratrice.

La stessa ipotizzata alleanza con il Centro (prima o dopo il voto) per giungere ad un vasto schieramento in grado di dar vita ad un rinnovamento politico-culturale sotto l’egida  del  PD, rischia di trasformarsi,  per un diverso peso delle due componenti, in qualcosa di molto diverso.

Allora, la domanda è: Monti si sta muovendo per il Paese, per sconfiggere  cioè una volta per tutte il berlusconismo, il Cavaliere  e i  variegati gruppi antieuropei  oppure,  in uno strano gioco delle parti in cui si cambia l’attore principale, per scongiurare ancora una volta l’affermarsi dei cosiddetti “comunisti” , ossia l’affermazione di  una compagine progressista?

Altro che dinosauri, il vero pericolo sono i gattopardi.  Che in Italia non si estinguono mai.




 
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