nessuno tocchi la verità
6 aprile, 2013   |  

Ho trascorso un mese e mezzo ad aspettare l’ispirazione.

Lo ammetto. I risultati elettorali di fine febbraio hanno prodotto varie fratture, lacerazioni interiori, stati d’animo che hanno sorpreso i miei pensieri, che pure non hanno mancato di essere messi a dura prova dalle vicende della vita, dalla mia avventura umana.

Un mese e mezzo in cui ho smarrito il desiderio di raccontare, di offrire una mia piccola e modesta interpretazione, di tracciare un personale percorso di analisi; colpito, anche qui lo ammetto, da un profondo senso di nausea, dal pensiero, seppur rapidissimo, di cambiare Paese…

Ho contribuito, modestamente, ai documenti prodotti dalla redazione, in cui si è cercato di analizzare gli eventi e di immaginare le prospettive future; documenti realizzati grazie all’impegno e al lavoro del Vice Direttore Augusto Garzia e di tutto lo staff che, a differenza del sottoscritto, seppur poco felice… non è caduto nella trappola della delusione.

Il mio unico merito è forse quello di concepire la testata giornalistica non come il mio proseguimento, ma sempre e comunque come il frutto di un lavoro comune, la bellezza della partecipazione, l’entusiasmo, per l’appunto, della condivisione.

Bene. Quali sono ora le entità che spingono, finalmente, i miei pensieri ad esprimersi? Quali fatti solleticano le mie sensazioni, svegliandole dal letargo?

Non ci è riuscito Berlusconi, e gli italiani che lo hanno votato…

Non ci è riuscito Grillo, e la sensazione di trovarsi dinnanzi a qualcosa che non è proprio quello che vuol apparire…

Ci è riuscito chi… indovina un po’… Matteo Renzi.

Non posso non esprimere la mia convinzione che il suo atteggiamento non corrisponde alla natura antropologica del nostro partito.

Le sue esternazioni, gridate in un momento così delicato, in uno stato di cose che necessita di uomini di buona volontà, di sana propensione alla costruzione è rivelatore, a mio modo di vedere le cose, di un progetto ben definito, che qualche “maligno” non mancò di insinuare.

Non riesco a trovare in Renzi un esempio di riferimento e rinnovamento politico.

Non riesco a sentire il profumo della verità.

Che invece riconosco a Pier Luigi Bersani. Che leggo nella serietà della sua azione, nella bontà del suo difficile progetto, nell’onestà del suo tentativo.

E che, se vogliamo, sono felice di leggere anche nella sua incapacità di nascondere la delusione, l’umana espressione di amarezza che appartiene solo agli uomini veri.

Guai a toccare la verità.

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La redazione ha pensato di rivolgere alcune domande ai 4 candidati, di area Pd, alle primarie del centrosinistra per la carica di Sindaco di Roma: Paolo Gentiloni, Ignazio Marino, Patrizia Prestipino e David Sassoli.

Le risposte sono pervenute dalla sola Patrizia Prestipino.

Comprendiamo gli impegni frenetici e le giornate frullanti della campagna elettorale; anche (e soprattutto) per tale ragione esprimiamo un ringraziamento alla candidata per la sua disponibilità.

Al di là di chi ne uscirà vincitore, ci auguriamo che il nuovo Sindaco di Roma sappia davvero amare la sua città, valorizzarne il suo talento, tutelare il suo immenso patrimonio umano, sociale e culturale.

E sappia fare suo il pensiero, la profonda onestà, il vero sentimento di Ugo Vetere.

Piero Salvagni lo ricorda dalle pagine dell’Unità di venerdì 5 aprile 2013. Mi colpisce intensamente un tratto, in cui Vetere riassume le scelte degli anni della giunta di sinistra: “In questi nove anni Roma ha affrontato prove aspre, decisive per le sorti della nostra democrazia con la violenza terroristica eversiva, i tentativi di destabilizzazione, gli inquinamenti gravi nell’apparato pubblico: in questo aspro cimento, Roma ha assunto un ruolo effettivo di Capitale. La sua risposta forte, unitaria, immediata ha rappresentato un punto sicuro nel quadro nazionale, e il Campidoglio un punto di riferimento naturale per tutte le forze democratiche nella loro più ampia espressione. Roma ha assunto, con il suo Campidoglio, un ruolo più attivo nella ricerca di pace con le città dell’Europa, con i Paesi del mondo. Non c’è stata circostanza in cui occorreva far sentire la voce della Roma democratica e popolare di Porta S. Paolo, dell’Ardeatina, del Ghetto, in cui questo non sia avvenuto. In questa grande battaglia, che comprende anche la moralità pubblica, che è poi tutt’uno con la democrazia, partiti ed istituzioni debbono essere impegnati, in particolare a Roma perché oltre ad essere la massima metropoli del Paese è in qualche modo centro politico esemplare della nazione. E’ così che tutte le questioni si saldano intorno a questa, della continua crescita della nostra città – come comunità solidale della libera dialettica, degli interessi, delle ideologie, delle fedi – per divenire moderna Capitale d’una Italia democratica e giusta”.

Un grande uomo. Un uomo che amava la verità.

 




 
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