Non dirmi che hai paura
19 febbraio, 2015   |  

Ero talmente triste che non avevo paura di niente. La paura è un lusso della felicità.

Samia Yusuf Omar era una ragazza nata a Mogadiscio nel 1991, nella Somalia devastata dalla violenza della guerra civile.

La guerra, nostra sorella maggiore, come ci hanno sempre detto mamma e papà. Una sorella cattiva, ma pur sempre qualcuno che ti conosce alla perfezione.

Sin da piccola ha una sola passione: la corsa. Si allena ogni giorno sfidando il pericolo di un paese in guerra . Ogni giorno divide i suoi sogni con Alì suo amico e primo allenatore. Corre in una città blindata con i fucili puntati ma Samia ha in mente sempre il vento e il vento non si può fermare. Spera in un futuro da atleta e come tutti gli adolescenti ha un mito attaccato sopra il letto, Mo Farah somalo, campione olimpionico.

Le prime affermazioni la portano, a soli diciassette anni, senza allenatori professionisti, senza medici e massaggiatori a qualificarsi alle Olimpiadi di Pechino del 2008.

Arriva ultima ma il suo vero sogno, è vincere.

L’appuntamento è, deve essere, con le Olimpiadi di Londra del 2012. Ma ad un tratto il suo sogno sembra allontanarsi , diventa tutto più difficile. Gli integralisti prendono ancora più potere.

Samia corre chiusa dentro un burqa.

Si allena di notte nello stadio deserto, ma nonostante tutto continua a correre.

Il sogno sembra riprendere vita quando viene portata in Etiopia da una giornalista di Al Jazeera, Teresa Krug, che vede per lei un futuro glorioso.

Per Samia lasciare la Somalia è un lutto, è rinunciare per sempre a rappresentare il suo paese. Ma la vita non è mai facile. Comincia a lavorare in clandestinità e aspetta, ansiosa di cominciare ad allenarsi. Poi la verità. Per poter correre devono arrivare i suoi documenti di identità dalla Somalia. Samia lo sa, i documenti potrebbero non arrivare mai.

Alla fine la decisione fatale: Partirà per Il Viaggio.

Anche l’amata sorella Hodan ha fatto il Viaggio e ora vive felicemente in Finlandia.

il Viaggio è una cosa che tutti noi abbiamo in testa fin da quando siamo nati. Ognuno ha amici e parenti che l’hanno fatto, oppure che a loro volta conoscono qualcuno che l’ha fatto. È come una creatura mitologica che può portare alla salvezza o alla morte con la stessa facilità. Nessuno sa quanto può durare. Se si è fortunati due mesi. Se si è sfortunati anche un anno o due.

Sono pagine fra le più potenti quelle in cui si narra lo spaventoso viaggio che porta Samia e tutti gli altri emigranti su per le vie dei deserti da Addis Abeba verso il Sudan e la Libia, per arrivare infine al mare.

Dopo poche ore non ci sono più differenze di sesso. Uomini e donne sono uguali, ci si riduce al minimo comune denominatore. Di te resta solo l’ombra che chiede di sopravvivere. Non ricordi nemmeno più se sei donna o uomo.

Mi mancava l’aria anche per i sogni.

Nel cuore del lettore prende vita un profondo senso di smarrimento di incredulità e anche di ignoranza su cosa significhi veramente questo viaggio. Personalmente ho sempre considerato il problema ‘emigrazione” partendo dalle coste della Libia fino all’Italia ignorando che ci fosse un viaggio che parte a migliaia di km prima .

La Libia non è come credevo il punto di partenza ma il profumo della possibile libertà.

Samia riesce a imbarcarsi ma a pochi km dalla costa italiana a pochissimo dal traguardo il mar mediterraneo la inghiotte portandosela via il 2 aprile 2012 mentre cercava di prendere una fune lanciata da una imbarcazione italiana.

 

Non dirmi che hai paura” è la frase che ripeteva costantemente il padre a Samia e da il titolo a questo libro di Giuseppe Catozzella vincitore del premio strega giovani 2014 .

 

Eravamo dei pazzi che coltivavano la loro follia




 
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