PENSARE IL FUTURO: IL BES
21 marzo, 2013   |  

Al momento di scrivere,  la designazione di chi sarà chiamato a formare il Governo è ancora in alto mare. Sono appena iniziate le consultazioni, i giochi sono ancora coperti anche se Bersani fa trapelare la possibilità di un suo passo indietro a favore di una personalità terza.

Il punto è sapere se il governo che verrà avrà dinanzi a sé un  futuro di pochi mesi o un po’ più di respiro per realizzare alcune riforme indispensabili.  Pensare ad un esecutivo di legislatura appare francamente fuori della portata delle cose realizzabili, anche se la speranza non va mai soffocata.

 

Incerti dunque sul presente, proviamo a gettare un occhio sul futuro, un futuro che – comunque vadano le cose – vedrà sepolto il paradigma della crescita economica indefinita a favore di uno sviluppo (che è tutt’altra cosa) sostenibile  sia economicamente che socialmente.

Uno sviluppo i cui indicatori non siano più o solo  il PIL, con il corollario degli altri indici economici, che misura la crescita,  ma un qualcosa che misuri il benessere, un benessere equo e sostenibile da garantire anche le generazioni future.

Parliamo del BES, il nuovo indicatore messo apunto dall’Istat e dal Cnel (chi volesse, può scaricarne una copia collegandosi al sito http://www.istat.it).  Un indicatore che è in realtà un paniere comprendete ben 12 fattori fondamentali per un Paese, per valutare il suo grado di sviluppo in termini di diritti riconosciuti, di ambiente, di valori, di impegno, di convivenza.

Non mira quindi a sostituire il PIL, che per le sue specifiche finalità, non può scomparire, bensì ad affiancarlo  con lo scopo principale di promuovere  un modello  di sviluppo diverso, con al centro la persona e non i prodotti.

Non è una “invenzione” bizzarra, né qualcosa che possa non avere riscontro fuori dei nostri confini.  Molti Paesi lo stanno predisponendo, le Nazioni Unite contano di  mettere a punto degli indicatori che siano validi per tutti. Una volta tanto siamo tra i primi, segno che risorse culturali e capacità di progettare il futuro sono ancora vive nel nostro Paese.

Quale può essere l’utilità pratica del BES?  Solo statistica per capire se  stiamo vivendo più o meno bene e ci stiamo correttamente sviluppando?  Ebbene proprio valutando questi fattori si può vedere quali sono quelli su cui intervenire, e quindi su cui tarare l’agenda politica di chi finalmente sarà chiamato a governarci.

Nell’interesse dei cittadini e non solo in funzione di una produttività spesso improduttiva di reale progresso.

LE 12 DIMENSIONI

  1. Salute
  2. Istruzione e formazione
  3. Lavoro e conciliazione tempi di vita
  4. Benessere economico
  5. Relazioni sociali
  6. Politica e istituzioni
  7. Sicurezza
  8. Benessere soggettivo
  9. Paesaggio e patrimonio culturale
  10. Ambiente
  11. Ricerca e innovazione
  12. Qualità dei servizi

 

Il voler misurare con un metro che non sia esclusivamente economico il benessere di una società, di una nazione non è una sensibilità sentita in questi anni. Ne parlava – 45 anni fa – già Robert Kennedy, in un suo discorso. Forse parlare di BES non è poi così futurismo.




 
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