Piove su Berlusconi, anzi grandina.
25 giugno, 2013   |  

Piove su Berlusconi, anzi grandina.  Giugno si è rivelato per lui un mese  catastrofico.

E’ cominciato con le sentenze Mediaset e Unipol, attraverso le quali si è smontato il castello interpretativo della legge sull’ineleggibilità di chi è titolare di concessioni pubbliche.

L’interpretazione “benevola” fin qui fatta valere con il consenso del centro sinistra (troppo ingenuo o troppo scioccamente ”furbo”), ossia che  il titolare della licenza è Confalonieri e non Berlusconi, è stata smontata  dal dispositivo di quelle sentenze che dimostrano che il vero “dominus” era ed è sempre stato Berlusconi direttamente. Anche quando era al Governo.

La sentenza della Consulta che respinge l’ennesima manovra tesa a far fallire, alle soglie del verdetto della Cassazione,  il processo per frode fiscale con condanna a 4 anni e conseguente interdizione dai pubblici uffici, è stata la seconda mazzata.

La terza, scontata anche se rivelatasi ancor più pesante, è di oggi – 24 giugno – con la condanna in primo grado a 7 anni e interdizione perpetua dai pubblici uffici.

La domanda ora è: che farà Berlusconi?  Vinceranno, per così dire i falchi e le amazzoni che lo circondano o, miracolosamente le colombe troveranno il coraggio di sciogliere una volta per tutte il nodo, decidendo di fare a meno del padrone e di tentare di costituire una destra dignitosa?

Difficile credere a questa seconda ipotesi.  Non meno  azzardato è pensare che il personaggio faccia un gesto nobile (!!!!) e si tiri indietro.   E allora?  Un finale alla caimano?

E non è finita.

Martedì 9 luglio è calendarizzato, appunto, il caso dell’ineleggibilità in seno alla Giunta delle elezioni e dell’immunità del Senato.   Come accennato, dal punto di vista giuridico e alla luce delle sentenze sopra richiamate, l’interpretazione sin qui ripetutamente fatta valere non avrebbe più scampo.

Ma di mezzo non c’è un tribunale terzo. Ci sono politici che agiscono  su valutazioni esclusivamente politiche.  La questione è estremamente seria, ne va della già scarsa credibilità non solo della politica ma dei principi basilari del nostro convivere.

Si rispetta la legge, questa volta non più soggetta a interpretazioni di comodo, o vale il principio aberrante che il voto popolare  annulla qualsiasi principio  di diritto e di eguaglianza dei cittadini?

Non è una questione di poco conto. Tutt’altro.

Se la vicenda Berlusconi non trova una qualche soluzione difficilmente ipotizzabile  prima del 9 luglio, il nodo va sciolto. E il PD questa volta non può sfuggire alle sue precise responsabilità.

Se il PD dovesse ancora una volta, ammantandola magari da nobili principi (salvaguardia del Governo o eliminazione dell’avversario per  via elettorale e non giudiziaria), agevolare una sorta di salvacondotto per il Cavaliere, segnerebbe probabilmente la sua certa spaccatura e porterebbe una responsabilità enorme per aver avallato che il voto popolare cancella qualsiasi altro principio.




 
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