Referendum2016: Prof.Celotto
28 settembre, 2016   |  

Si fa un gran discutere del merito del quesito referendario del prossimo 4 Dicembre. Ma spesso l’incontro diventa uno scontro e a perderci è lo spettatore che invece di essere informato viene chiamato in causa per parteggiare, da una parte o dall’altra. Condivisione Democratica si vuole informare in modo autonomo e per far questo ha chiesto l’aiuto ad un illustre professore della Università Roma3, Alfonso Celotto.

Il Prof.Celotto ha un Curriculum Vitae decisamente importante, ricercatore appena laureato (con un 110/110 lode e dignità di pubblicazione), successivamente ricercatore, Professore Associato ed infine Professore Ordinario di Diritto costituzionale nella Facoltà di Giurisprudenza nell’Università degli studi Roma Tre. Contemporaneamente è Professore di Diritto pubblico comparato nella Facoltà di Giurisprudenza della Libera Università Internazionale degli Studi Sociali “Guido Carli”, dove si è laureato, Visiting Professor della U.B.A. – Universidad de Buenos Aires, dell’Università di Varsavia e dell’Università Mc Gill di Montreal.

Poniamo a lui i nostri quesiti:
1) Lei ha partecipato a diversi interventi per le modifiche al “corpus legislativo”, prima con il Ministro per la Semplificazione Normativa Calderoli, poi con i Ministri per la Coesione Territoriale Barca e Trigilia. Dalla sua esperienza quindi la modifica alla costituzione è possibile. Spesso la “carta” è rappresentata come “intoccabile”, anche se nel corso degli ultimi 50 anni sono state fatte delle modifiche, ad esempio sul “giusto processo” e sul “titolo v”. E’ quindi utile aggiornare la “Carta Fondativa della Repubblica”?
Le Costituzioni sono regole destinate a durare nel tempo. Vanno aggiornate, con cautela. E soprattutto con ampie maggioranze. Perché le Costituzioni sono di “tutti”, nel senso che pongo le regole fondamentali, da rispettare da parte di ogni maggioranza politica. Per questa ragione andrebbero sempre approvate con maggioranze ampie.

2) I pareri discordanti sulla riforma si confrontano sulla modifica del Senato e sulle diverse modifiche che tendono ad una semplificazione dell’iter legislativo. O almeno così la promuovono i fautori del “SI”, mentre per i “comitati del NO” si riducono gli equilibri costituzionali e si complicano i passaggi parlamentari. Qual è il suo pensiero a tal proposito?
A me pare una riforma frettolosa e confusa. Si propone la modifica di 54 articoli della Costituzione, in pratica quasi un terzo, ma senza aver riflettuto bene agli effetti combinati. Prendiamo il ruolo delle Regioni: da una parte nell’art. 117 si limitano i poteri legislativi regionali e si consente alo Stato una clausola di supremazia (interesse nazionale); dall’altro contemporaneamente, si crea un Senato rappresentativo delle Autonomie. Ma allora siamo uno stato che tende al centralismo o al federalismo? Non può essere confusa la Costituzione!

3) Il Senato viene profondamente ridisegnato con composizione diversa e competenze diverse: i senatori saranno dei delegati delle regioni in seno al Parlamento e rappresenteranno prevalentemente le istanze e i bisogni dei comuni e delle regioni. Questo permetterà veramente di eliminare le “competenze concorrenti” e di conflittualità esistenti tra Regioni e Stato?
Avremmo un Senato un po’ strano. Composto da sindaci (in genere di comuni piccoli) e consiglieri regionali. E’ una rappresentanza comunque parziale. Non solo in quanto di dimenticano le Città metropolitane. Ma soprattutto perché le istanze delle Regioni vengono rappresentate dai Governi regionali, cioè le Giunte. Che non hanno spazio nel nuovo Senato. Ma che resterebbero confinate alla Conferenza Stato-Regioni. A me pare che si andrebbe verso un modello confuso. Del resto non è vero nemmeno che si elimina il bicameralismo: il Senato può chiedere il riesame di qualsiasi legge!

4) Il tema della Riforma Costituzione è poi spesso associato alla riforma della legge elettorale, l’Italicum. Per il fronte del “No”, che su questo punto in particolare è trasversale nell’emiciclo, associando il premio di maggioranza con il ballottaggio alla Camera e la “nomina” dei delegati delle regioni nel Senato, si va a creare sostanzialmente un super-potere del Governo a discapito del parlamento stesso e quindi della produzione legislativa. E’ veramente così?
E’ interessante uno spunto di diritto comparato. Nel mondo abbiamo una quarantina di Stati che eleggono una sola camera. Non a caso questa Camera è eletta nella quasi generalità dei casi con un sistema proporzionale semplice. Perché è la camera che rappresenta la nazione e quindi deve dare voce a tutte le istanze presenti. Invece l’Italicum è un modello che ha soglie di sbarramento e premio di maggioranza. Quindi un modello che non garantisce piena rappresentanza.

5) Ma quindi per lei al Referendum Costituzionale sarebbe meglio votare “Si” o “No”?
Non ho dubbi. Io voto NO, consapevolmente.

6) Lei ai ragazzi di Roma3 insegna un corso abbastanza originale: “COSTITUZIONE E CINEMA DIRITTI E GIUSTIZIA NELLA COMMEDIA ALL’ITALIANA (ANNI ’50-’70)”. In quegli anni in particolare il cinema italiano ed in particolare la “commedia all’italiana” ha veicolato molte delle inquietudini che erano nella società, penso sul tema del divorzio, sul tema della carcerazione “in attesa di giudizio”. Cosa era a suo avviso? Una rappresentazione della società o un processo pedagogico in atto?
Secondo me è un utile esercizio anche giuridico, vedere film “di una altra Italia” con gli studenti. Anche per capire quali erano i problemi sociali di allora e soprattutto come li ha affrontati il legislatore.




 
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