Renzi: fare presto. E allora?
6 aprile, 2013   |  

Giovedì, alla fine, Renzi non ha retto. Così non va, bisogna fare presto.

Presa in sé questa affermazione trova ampi consensi. Non si può rimanere in questa situazione di stallo.  Bene!  E allora, che si fa?

L’impressione che se ne trae è che il vero senso delle sue parole sia “non perdiamo tempo, sbarazziamo il campo e fatemi giocare”.  Le strane piroette di quello che rappresenta o si vuol rappresentare come il futuro del PD, lasciano un tantino sconcertati.  E’ passato dai toni violenti della rottamazione, alle vivaci contestazioni sulle regole (non certo ammirevoli) delle primarie, ad un nobile ed alto atteggiamento all’atto della sconfitta; da un sostegno, dichiarato più che effettivo, alla campagna elettorale, all’uscita di ieri in cui sostanzialmente spara a zero su Bersani.

Si comprende l’ambizione, di per sé anche un valore, un po’ meno la coerenza e l’affidabilità.

Ma veniamo al merito. Occorre far presto, tornare alle elezioni.  Aldilà dell’auspicato (da lui) cambio di leader, che cosa ci si aspetta da una tornata elettorale a breve, senza che si provveda a cambiare i meccanismi elettorali?  La riproposizione dell’attuale equilibrio, qualcosa più o qualcosa meno di ora?  E nel frattempo i tanto invocati interventi a sostegno dell’economia e del lavoro chi li fa, mentre i partiti si scannano per guadagnare o non perdere qualche punto percentuale?

Resta poi il fatto banale che fintantoché non si elegge il nuovo Presidente della Repubblica i giochi sono fermi per cui per un’altra ventina di giorni o giù di lì non ci saranno purtroppo novità.

Questo lasso di tempo può viceversa essere molto utile per Bersani (è questo che teme Renzi?).

Il Segretario sta giocando, qualcuno dice ostinatamente mentre forse bisognerebbe dire in maniera lungimirante, anche se purtroppo lenta a concretizzarsi, sul coinvolgimento del fronte del cambiamento, cioè sul gruppo dei 5 Stelle.   Bersani ha dimostrato di essere l’unico fra tutti gli esponenti di partito (non solo del PD) ad aver tratto in qualche misura la convinzione che occorre cambiare, sia pure con prudenza.

Chi cerca, in nome di una sbandierata responsabilità o mostrando preoccupazione per il vuoto politico, di trovare una intesa con il PDL , porta avanti una battaglia di retroguardia, di resistenza dell’ancien régime, contro l’ «orda » dei grillini. Che saranno probabilmente politicamente incolti, ma le cui istanze rispondono ad un autentico bisogno di nuovo che anima il Paese.

Per cui il buon Renzi, se vuol continuare a sperare di essere il futuro leader, stia buono per un po’. E stiano buoni, anche i  signori della real politik  che di guai ne han fatti anche troppi.

Il “comunista” Bersani, il “grigio” uomo d’apparato, il mediocre comunicatore ma saggio amministratore, si sta rivelando  l’unico in grado di levarsi di una spanna dal pantano.

Che la fortuna lo assista. E che lo Spirito Santo illumini una parte almeno dei buoni grillini… e li conduca sulla via del cambiamento agito e non solo declamato.




 
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