Riflessioni ad una settimana dalle Primarie
11 dicembre, 2012   |  

E’ passata una settimana da quel magico momento che sono state le primarie, una festa della democrazia a cui hanno partecipato milioni di persone. Lunghe file per andare a votare il proprio candidato, pazienti attese mentre si approfittava dell’occasione per discutere con il proprio vicino di politico, dei problemi del proprio territorio e… di futuro!!!

Ma le primarie non sono state solo questo. Sono state lo strumento per rompere gli schemi pregressi e permettere al centrosinistra di dettare, per la prima volta dopo tanto tempo, l’agenda e la discussione politica. Il centrodestra e il Movimento 5 Stelle sono stati infatti costretti a misurarsi almeno con l’idea di organizzarle. Ma se il PDL ha dovuto risolvere il tutto con un “nulla di fatto” per la ridiscesa in campo, per l’ennesima volta, di Berlusconi e l’impossibilità pratica di allestirle (sia per motivi economici che per motivi pratici: chi candidare?), il movimento di Grillo ha allestito una pantomima di primarie: le cosiddette parlamentarie. E il confronto è impietoso: 1400 candidati e 32.000 votanti circa per quelle del comico genovese, dove alcune persone saranno candidate in Parlamento avendo preso 30 voti. Le nostre primarie, invece, hanno visto votare 3 milioni di persone ed il lavoro di 100.000 volontari. Poche migliaia di persone contro un plebiscito.

Dunque, sono state due bellissime giornate e i sondaggi sembrano confermare la sensazione che tutti noi abbiamo avuto organizzandole e partecipandole. Ho coordinato i due seggi dei quartieri di Spinaceto (a largo Niccolò Cannella) e a Tor de Cenci (presso il circolo di via Renzo Bertani di cui sono il segretario) aprendo le registrazioni nei primi giorni di novembre e tutte le volte, ogni giorno in cui aprivo il circolo, la gente voleva entrare, partecipare, discutere. E’ questo il segreto del successo delle primarie: la condivisione della scelta. Decidere chi sarà il candidato premier del centrosinistra non all’oscuro di caminetti o all’interno di ristretti gruppi di parlamentari ma compiere questa scelta condividendola con i propri elettori. L’allargamento della platea di coloro che sono chiamati a decidere vuol dire responsabilizzare tutti i partecipanti e anche chi prende la legittima decisione di non andare a votare. E’ una chiamata all’appello a cui si può rispondere o meno ma che comunque ti costringe ad una scelta. La responsabilizzazione, a sua volta, comporta una maggiore attenzione verso i processi di informazione e quindi coopera nella maturazione dell’opinione pubblica italiana, finora troppo spesso “adolescente” (o addirittura bambina..) nel credere a qualsiasi demagogo e a qualsiasi promessa elettorale.

Sarà proprio questa, insomma, la strada del futuro. Non solo per scegliere i candidati anche nelle prossime elezioni (non solo nazionali ma anche amministrative) ma anche per condividere le scelte strategiche che i nostri amministratori dovranno compiere. Dobbiamo quindi pensare di organizzare primarie per selezionare anche il candidato sindaco, i candidati alla presidenza del municipio e selezionare le persone che andranno a compiere le liste elettorali per la Camera e il Senato, visto che è ormai probabile che si vada a votare con questa legge elettorale.




 
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