Riorganizzare la quotidianità
29 ottobre, 2012   |  

muhammad yunusPermettetemi, in questi giorni in cui è partita questa strana “corsa” fatta di molti nomi e di pochi programmi e di rare idee, di parlare di qualcos’altro e di trascurare il dibattito, alquanto noioso in verità, sui nomi da eleggere. Ciò vale a livello nazionale, regionale, comunale e municipale.

La tendenza di ogni amministratore, negli ultimi anni, è stata quella di “lasciare una traccia di sé”, di realizzare cioè opere faraoniche e grandiose, che emergano per grandezza e visibilità. Ma questa può rappresentare, anche alla luce della crisi economica, dei sempre meno fondi a disposizione e dei numerosi problemi amministrativi che oggi si è chiamati ad affrontare, una valida soluzione? Prendiamo ad esempio ciò che sta succedendo attorno alle varie candidature del centro-sinistra per scegliere il candidato a primo cittadino della Capitale. Come possiamo migliorare una città fantastica come Roma, quali azioni intraprendere per dar risposta ai suoi mille problemi: la mobilità, la pulizia, i servizi, l’assistenza verso i più deboli, etc. etc.?

Grandi opere sono state portate a compimento (o lo saranno a breve): la metropolitana B1, la metropolitana C, il ponte dei mercati generali, la Nuvola di Fucksas, l’Auditorium della Musica e molto altro ancora. Molte altre grandi opere sono state proposte e, per fortuna, cancellate: il Gran Premio all’EUR o la demolizione del quartiere di Tor Bella Monaca, ad esempio. Ma è veramente utile? Quanti vantaggi e quali miglioramenti avvengono con la realizzazione di queste opere? Il loro costo è gestibile in questo contesto di crisi? O sarebbe meglio ripensare la città e il suo modo di governarla? Chi scrive crede ad esempio che, piuttosto che progettare una nuova, futuribile linea metropolitana (la “D”), sarebbe meglio ripensare alla mobilità romana con la creazione di una rete di tram e/o filobus in grado di rivoluzionare tutti i collegamenti inter-quartiere con un costo di realizzazione inferiore a quello necessario alla nuova linea metropolitana. Ciò senza naturalmente dimenticare di terminare ciò che si è iniziato a realizzare.

Occorre riorganizzare la quotidianità attraverso la moltiplicazione degli investimenti, anzi dei micro-investimenti. Il principio, in effetti, è lo stesso che ha animato la grandioso e vittoriosa esperienza di Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace nel 2006. Investire i pochi soldi a disposizione in mini-progetti in grado di trasformare e migliorare singole realtà locali, i quartieri, e nel loro complesso rivoluzionare la qualità della vita. 20 linee di tram invece che una metropolitana, 50 asili nido invece che un prestigioso edificio possono essere alcune delle soluzioni per migliorare sensibilmente Roma in poco tempo. Tutto qui? NO. Per farlo è necessario avere una visione complessiva e organica della città, capire le sue esigenze e non farsi catturare dalle spinte e dalle pressioni delle varie lobby presenti. E’ necessario comprendere quali siano le priorità per la Capitale. Se si decide di prendere di petto il problema della mobilità, come sarebbe auspicabile, bisognerà trasformarne radicalmente l’organizzazione e la gestione. Assumersi il rischio politico e gli oneri di scelte anche inizialmente impopolari: non solo pedonalizzare una parte del centro storico vietando l’accesso a tutte le macchine (senza nessuna deroga..), ma anche dedicare parte della carreggiata di molte strade al solo traffico pubblico. Un tram senza corsie preferenziali peggiorerebbe la mobilità cittadina, certo non la migliorerebbe.

Riorganizzare la quotidianità vuol dire avere il coraggio e la volontà di avere meno visibilità mediatica, di assumersi le critiche e le proteste dei cittadini. Compito non semplice, certo. Ma necessario.




 
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