SIAE. UNA QUESTIONE POCO… D’AUTORE
13 gennaio, 2013   |  

Ciò che è accaduto in Siae (Società, Italiana degli autori e degli editori) in questi ultimi giorni con la firma del Presidente del Consiglio dei Ministri uscente Mario Monti è una delle iniziative più discutibili applicate ad una qualsiasi realtà associativa pubblica o privata che sia.

Un piccolo riepilogo:

Tra la fine del 2010 e l’inizio del 2011, il funzionamento dell’Assemblea della Siae viene bloccato da un gruppo di Editori molto potenti costringendo alle dimissioni il Presidente della Società Giorgio Assumma.

Il Governo interviene nominando al suo posto un commissario straordinario Gianluigi Rondi (92 anni) con due subcommissari, i legali Mario Stella Richter e Luca Domenico Scordino.

Il Governo affida al commissario il compito di adottare, se necessario, alcune modifiche allo statuto ed in pochissimi mesi eccolo pronto nuovo di zecca e luccicante.

Fin qui, si potrebbe pensare: “ Visto già il malfunzionamento e la crisi generale di questa grande macchina, finalmente i nuovi commissari sapranno interpretare al meglio le esigenze e le richieste che oramai da svariati anni i piccoli autori ed editori presentano alla Società”.

La disfatta:

Purtroppo la risposta è esattamente opposta alle aspettative appena descritte:

Nel nuovo Statuto prevale una regola fondamentale: chi guadagna di più ha maggiore potere decisionale, più precisamente per ogni Euro incassato un voto.

Pochissimi decideranno per tutti.

Anche un bambino capirebbe che questo vuol dire schiacciare le realtà più piccole sia per quanto concerne il settore degli autori sia per gli editori.

Se il nuovo Statuto entrerà in vigore (1 marzo 2013), dopo le elezioni della nuova Assemblea che si terranno il prossimo giugno, la stanza dei bottoni sarà esclusivamente in mano ai grandi e facoltosi editori che con un semplice gesto, cioè cambiando le regole di ripartizione del diritto d’autore, spazzeranno via tutte quelle realtà di piccola e media editoria di cui il nostro paese va fiero.

Le associazioni di categoria hanno impugnato subito la delibera e quindi l’unica speranza è nei giudici che dovranno pronunciarsi a breve.

Al di là di quello che può essere un ragionamento “romantico” dove ognuno di noi è d’accordo sul fatto che la cultura, l’arte, la creatività non possono essere misurati in termini economici è altresì vero che il diritto d’autore va gestito e tutelato con regole che appaghino proporzionalmente tutti gli associati: autori ed editori piccoli, medi e grandi che siano.

Là dove la quota associativa è uguale per tutti indipendentemente da quanto si incassi.

Un’ Italia giusta è anche questa, salvaguardare un indotto economico di elevato valore, salvaguardare migliaia di associati che operano ogni giorno in un settore che va sempre più sgretolandosi per anni di incuria e distrazioni.

Non si può, in nome della democrazia, regalare a pochi facoltosi privati un patrimonio pubblico. Sono sicuro che questa non era l’idea di Siae che avevano il M° Giuseppe Verdi o l’editore Giovanni Ricordi quando cominciarono ad avere l’intuizione di istituire una società che tutelasse il diritto d’autore.




 
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