SURSUM CORDA… E VIVA LA LIBERTA’
27 settembre, 2013   |  

Settembre, si sa, è il vero inizio dell’anno. Il mese della ripartenza. Trenta giorni che ospitano ed animano le nostre volontà, i nostri desideri di rivincita, le nostre belle progettualità. Molte si perderanno per strada, alcune le dimenticheremo, altre, grazie al cielo, si realizzeranno.

Abbiamo lasciato i nostri lettori con la promessa di trascorrere un’estate soleggiata… nel senso di accogliere a viso aperto raggi di luce che potessero far chiarezza nei nostri pensieri, nei nostri animi desolati ed incerti.

La chiarezza, in fondo, è arrivata. Ossia poco, o forse nulla, è cambiato.

Anzi no, peggio. Pur occupandomi di comunicazione da molti anni, dimentico la velocità degli avvenimenti, la difficoltà a registrare e raccontare l’evoluzione dei fatti.

Mentre scrivo le righe di questo editoriale che racconta il ritorno al respiro di Condivisione Democratica, il Pdl dichiara che esiste il rischio di un golpe, un colpo di Stato. O meglio, il Cavalier Silvio Berlusconi lancia un disperato “grido di libertà”, mettendo in crisi le sorti del governo, mortificando (calpestando) le istituzioni, allarmando chi ha ancora a cuore i battiti del nostro Paese.

Dinnanzi a questo scenario abbiamo due strade. Rinchiuderci in noi stessi, lasciarci afferrare dallo sconforto, dall’indifferenza o dal disgusto, lasciar che sulla nostra pelle scivolino imperturbabilmente voci, fatti, questioni.

Oppure, quella di mettere tutti noi stessi nella ricerca di un progetto comune, nella volontà di non sentirsi vittime astanti e distanti. Noi scegliamo il secondo percorso.

Alla luce di ciò, Condivisione Democratica intende allargare il proprio raggio di azione, espandere i confini territoriali che chiudevano il cerchio nel Partito Democratico, e proporsi come serbatoio di idee, confronti e sguardi aperti a tutte le formazioni, a tutte le identità politiche, sociali, culturali ed economiche che si ispirano ai valori di un Centro e di una Sinistra autenticamente riformisti.

Per Condivisione Democratica “Centro Sinistra” ha ancora un senso. C’è una base umana e sociale che crede ancora nelle voci, nei solchi tracciati dai grandi personaggi che nel tempo hanno creduto, lottato, voluto, sofferto fino alla morte per le proprie idee.

A queste meravigliose anime, a queste preziose menti, Condivisione Democratica dedicherà perennemente il proprio tributo.

Questo non è un abbandono al Partito Democratico, sia ben chiaro. Anzi, è un volergli ancora più bene. Un cercare di prendersi maggiormente cura di lui, delle persone che credono ancora nella radice del suo cuore.

Ma è un uscire fuori dalle sue lotte interne, non essere in qualche modo catalogati in qualcuna delle sue molte (perniciose) correnti. E’ guardare con occhio critico e, appunto, non schierato alla sua esistenza. E’ voler bene a questo Paese.

Perché l’Italia ha bisogno di un grande partito popolare che sia espressione delle sue necessità. Di un grande partito popolare che si confronti con tutte le forze umane, politiche e sociali che si richiamano ai valori di uguaglianza, solidarietà, bene comune. E di libertà, una libertà conscia dei suoi doveri oltre che dei suoi diritti.

Il Partito Democratico vive il momento più importante della sua storia.

Deve poter manifestare alla sua gente, alla società, agli occhi del mondo, la sua natura, le sue idee, la sua progettualità.

Soprattutto, deve dimostrare di aver raggiunto l’obiettivo più importante, il frutto della ricerca delle tante anime che hanno creduto nella sua nascita, costruito il suo percorso, definito il suo ruolo di grande partito popolare, interprete e protagonista della vita di ogni singolo cittadino: la sua identità.

Le differenti provenienze, le sensibilità in confronto, le storie individuali e sociali che hanno dato origine al nuovo partito avrebbero dovuto fortificare le basi di un progetto condiviso, di una radice solida che potesse far germogliare nuovi scenari, nuove soluzioni. Un’idea, una scommessa di società diversa da quella che ci è stata proposta e imposta e cui abbiamo in qualche modo soggiaciuto.

Questo obiettivo, invece, non è stato raggiunto; molta strada resta da fare.

Ed ecco trovarci alle porte di un nuovo congresso che sta riempiendo le pagine dei giornali di litigi, veleni, conte numeriche e contese.

Condivisione Democratica è nata con l’ambizione di poter apportare un contributo, non solo alle politiche del Partito, ma proprio alla sua struttura antropologica, al superamento delle barriere identitarie e personali.

Il nostro lavoro ha raccolto numerosi interventi, riflessioni di suggestivo respiro, suggerimenti progettuali che hanno alimentato dibattito e confronto, proposta e innovazione.

Non abbiamo mancato di notare che la nostra idea di “condivisione” è stata accolta e fatta propria da esponenti accorti e sensibili, che hanno avviato un processo di partecipazione vicina ai principi espressi nei nostri documenti.

Con lo stesso spirito ci avviciniamo al congresso. Accogliendo sul nostro giornale le varie proposte che caratterizzeranno la nuova stagione congressuale, analizzandole, discutendole e, nel nostro piccolo, alimentandole di nuovi contributi, grazie ad una buona attività di ascolto avviata da circa un anno a questa parte.

Alla luce delle testimonianze raccolte, dei documenti programmatici proposti da ogni area, Condivisione Democratica cercherà la via dell’incontro, del dialogo tra fronti che, si spera, non si irrigidiscano su sponde contrapposte, ma che anzi prospettino la volontà di un percorso comune e sinergico.

Il tutto, però, nutrito dalla linfa vitale della gente, del coinvolgimento attivo, della discussione nei circoli, degli spazi fisici e/o virtuali di confronto, dove si ritrovi il gusto, il piacere, la necessità del dibattito.

Una proposta programmatica non può nascere senza questo fondamento.

Probabilmente, il difetto di nascita del Partito Democratico risiede proprio in questo. Una fusione a freddo, priva delle espressioni, delle voci, degli sguardi di un popolo militante, che come nessun altro avrebbe potuto fornire gli strumenti per la realizzazione del nuovo partito e per l’individuazione delle priorità che ogni singola identità locale, di territorio e di cittadinanza manifesta.

Solo così può nascere un nuovo Partito Democratico. Solo così può immaginarsi una forza politica che intenda far riconoscere milioni di cittadini nel suo progetto. Solo così può finalmente concretizzarsi la possibilità di un vero centro sinistra (reinterpretando più modernamente questa espressione storicamente datata)che richiami bisogni, principi, idee, soluzioni di un popolo più ampio e rappresentativo di quello attuale.

Un Partito scevro di questi elementi, di questa rinnovata base fondante, siamo certi andrebbe incontro alla mortificazione della sua “identità sperata”, e, di conseguenza, all’atto finale di una disillusione a cui manca soltanto il certificato di resistenza in vita.

Qualche giorno fa ho rivisto per l’ennesima volta il capolavoro di Roberto Andò, “Viva la libertà”. Ed ogni volta non posso non commuovermi dinnanzi alle espressioni di Tony Servillo, davanti alle “sregolatezze” di questo Segretario folle, buono, profondo, onesto. Non posso non pensare dinnanzi a citazioni come queste:

“Io sono qui per far sì che domani non si dica: “I tempi erano oscuri perché loro hanno taciuto!”

“Si scompare per tornare ad essere”.

Il consenso, giovanotto, è una cosa seria… non ha niente a che fare con l’alleanza, l’unica alleanza possibile oggi è con la coscienza della gente!”

Non posso smettere di pensare…




 
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