Torniamo alla Costituzione
22 novembre, 2012   |  

Repubblica ItalianaCi avviciniamo oramai alle elezioni. Non le primarie che con domenica 25 novembre o al massimo con quella successiva del 2 dicembre, avranno sciolto il nodo di chi sarebbe (il condizionale è d’obbligo oltre che scaramantico) il prossimo capo del governo.

Nel frattempo oltre alla vivacità del dibattito nel PD, all’inarrestabile spappolamento del PDL, assistiamo alle difficoltà degli altri partiti, tutti chi più chi meno in affanno e alla crescita impetuosa e apparentemente inarrestabile del movimento di Grillo e della amplissima fascia dei potenziali non votanti, sbrigativamente etichettati, gli uni come gli altri, come l’antipolitica.

Perché antipolitica? Sarebbe più corretto definirla anti-politici.   Purtroppo gran parte delle posizioni espresse da Grillo e delle disillusioni di chi non vorrebbe votare, hanno una loro giustificazione proprio nei comportamenti della classe politica. Di fatto commissariata dai cosiddetti tecnici, che poi tanto “tecnici” non si sono dimostrati vuoi nel merito delle decisioni assunte (spesso improvvisate e poi rimaneggiate) vuoi per la loro scelta di campo del dove andare a colpire.

Mi ha colpito in questi giorni il contenuto del manifesto  di Libertà e Giustizia “Per una stagione Costituzionale”, dove si fa un puntuale quadro della situazione, tralasciando per una volta l’impostazione esclusivamente economico-finanziaria come unica causa dei nostri attuali affanni.

L’analisi prende in considerazione tre questioni (che definisce “idee-fatti”) su cui si incentra la indignazione di larga parte dei nostri cittadini e che riguarda appunto il mondo della politica: dei politici (la “casta”), del loro rapporto rovesciato nei confronti delle istituzioni ( non le servono ma se ne servono), del discredito indifferenziato (“sono tutti uguali”).

Come recuperare credibilità alla classe politica, superando i facili quanto sterili anatemi di cui è oggetto?

Non certo con parole e slogan che non dicono assolutamente nulla, sulle quali infatti non si potrebbe non essere d’accordo. Parole altisonanti ma vuote se non correlate a precise scelte e responsabilità: riforme, moralità, rinnovamento, innovazione, merito, coesione, condivisione (già, anche condivisione), giovani, generazioni future, lavoro, ambiente e altre ancora.

A queste parole si accompagnano comportamenti suicidi che alimentano la già rigogliosa ondata dell’anti-politici. Proposte di legge che non si faranno mai o che rappresentano solo un pallido “segnale” senza nessuna capacità di incidere: sui partiti e i flussi denaro, sulla corruzione, sulla incandidabilità degli impresentabili e dei condannati.

Manca un punto di riferimento, qualcosa cui guardare che ci riconduca ad un insieme di valori condivisi e di comportamenti conseguenti.  Il manifesto, cui rinviamo per una attenta lettura sulle analisi e sulla conclusione, indica questo riferimento, questo punto d’appoggio nella Costituzione, dove tutti i temi fondamentali sono richiamati ed esplicitati ed aspettano solo un’azione di governo e di mobilitazione delle energie sane del Paese per essere tradotti in realtà.

Qualcuno, conclude il documento, parla della prossima legislatura come “stagione costituente”. Il Paese avrebbe bisogno  invece di una stagione costituzionale.

Ci piace pensare ed aspettarci che il PD sia in prima linea in questa battaglia per il ripristino della dignità e del rispetto per la  politica e per i politici.

(Link per il manifesto di Libertà & Giustizia)




 
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