Tra Austerità e Austerity…
2 dicembre, 2014   |  

Qualche giorno fa ho partecipato ad un sentito e commesso evento per commemorare Berlinguer a 30 anni dalla sua scomparsa. All’evento erano presenti dei compagni che lo hanno conosciuto e hanno fatto con lui alcuni tratti assieme. Alcuni pochi passi altri tanti chilometri. C’erano Gavino Angius, Lionello Cosentino, Massimiliano Coccia, Roberto Bertuzzi e Alberto Menichelli. In particolare quest’ultimo è stato suo autista per 15 anni: l’intero periodo da Segretario di Berlinguer. Per ricordare questa storia Menichelli ha scritto un bel libro pieno di aneddoti e di piccole storie che si intrecciano alla Storia. Mi ha colpito un passo:

In macchina [Berlinguer] non amava la velocità, diceva che arrivare cinque minuti prima non cambiava nulla. I semafori rossi per noi erano rossi: non potevamo osare una mossa furbesca per accelerare o per abbreviare il tragitto. La sua sobrietà si riconosceva anche nello stile di vita, nel modo di utilizzare l’auto e nel rapporto con noi. Non voleva che usassimo la sirena della polizia, non tollerava le corsie preferenziali. Questo accadeva non solo in auto, ma anche, ad esempio, all’aeroporto, dove era proibito usufruire della saletta delle autorità. Non era un prevaricatore e teneva in grande considerazione il lavoro degli altri, e non solo quello dei dirigenti.

 

In poche righe è riuscito a spiegare i metodi di elaborazione e il tipo di politica che volle quello che fu il segretario del partito comunista più forte dell’occidente ed anche il segretario più amato.

 

“La sua sobrietà si riconosceva anche nello stile di vita”, tanto da crearci attorno una politica netta e potente come quella che è stata l’idea dell’austerità. All’inizio del 1977, in due occasioni (il 15 Gennaio ad un Convegno degli intellettuali al Teatro Eliseo a Roma e il 30 Gennaio all’Assemblea degli Operai Comunisti a Milano) lancia un percorso. Il testo del discorso è appassionante e sentito, ne consiglio una lettura attenta; io mi limito a segnalare alcuni passi:

L’importanza dell’elaborazione politica.

Delusione [per questo convegno] potrebbe esservi solo […] non conoscendo bene il metodo con cui noi comunisti lavoriamo [se fossimo] venuti qui a presentarvi quasi un piatto bello e confezionato, a cui voi foste chiamati ad aggiungere i condimenti o a dire solo se vi piaceva o no.

[…]

vogliamo, insomma, fare una cosa che non si è mai fatta in Italia, sia per la sostanza che per il metodo: arrivare, cioè, a un progetto di trasformazione discusso fra la gente, con la gente.”

 

La politica dell’austerità:

 

Per noi l’austerità è il mezzo per contrastare alle radici e porre le basi del superamento di un sistema che è entrato in una crisi strutturale e di fondo, non congiunturale, di quel sistema i cui caratteri distintivi sono lo spreco e lo sperpero, l’esaltazione di particolarismi e dell’individualismo più sfrenati, del consumismo più dissennato. L’austerità significa rigore, efficienza, serietà, e significa giustizia; cioè il contrario di tutto ciò che abbiamo conosciuto e pagato finora, e che ci ha portato alla crisi gravissima i cui guasti si accumulano da anni e che oggi sì manifesta in Italia in tutta la sua drammatica portata.

[…]

Ecco perché una politica di austerità, di rigore, di guerra allo spreco è divenuta una necessità irrecusabile da

parte di tutti ed è, al tempo stesso, la leva su cui premere per far avanzare la battaglia per trasformare la società nelle sue strutture e nelle sue idee di base. Una politica di austerità non è una politica di tendenziale livellamento verso l’indigenza, ne deve essere perseguita con lo scopo di garantire la semplice sopravvivenza di un sistema economico e sociale entrato in crisi.

Una politica di austerità, invece, deve avere come scopo quello di instaurare giustizia, efficienza, ordine, e, aggiungo, una moralità nuova.

 

 

Una bella differenza tra l’austerity e l’austerità, anche solo leggendo su “wikipedia”, e tra l’austerità di ora e quella proposta da Berlinguer. Trasformare la società, l’economia italiana elaborando con tutte le forze a disposizione la crisi congiunturale, ma sistemica, del modello economico. E se questo era valido un discorso valido nel 1977 penso lo sia ancora di più ora, dopo il liberismo che proprio da quella crisi nacque, quello poi portato al governo storicamente da Ronald Reagan e da Margaret Thatcher.

Ma le domande che mi vengono subito dopo questa lettura sono: il centro sinistra di oggi è capace di intraprendere una elaborazione che tenga conto di tutte le spinte di rinnovamento? E’ capace di avviare una politica di questa portata?

 




 
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