Un esercizio di condivisione democratica
19 novembre, 2012   |  

Al di là di quale sia stato l’esito del confronto per i singoli partecipanti alle primarie del centro-sinistra, occorre riconoscere che chi ha vinto prima di tutto è stata la democrazia. In un momento di montante antipolitica, generata dalla sfiducia verso i partiti per le loro opacità e la distanza creata con i cittadini dai riti fumosi delle loro segreterie, questo confronto, per la limpidezza con cui si e svolto, è stato infatti un vero esercizio di condivisione democratica tra gli aspiranti Presidenti del Consiglio per il centro-sinistra. Un esempio di buona politica che il PD, con una vera lezione di democrazia, ha dato a tutti e, in particolare, ai suoi detrattori, uscendone rafforzato. Grazie al segretario Bersani che ha voluto e creduto in queste primarie, favorendo il cambiamento delle regole nel partito, aprendolo ad una vera e sana competizione e consentendo un’espressione plurale delle varie sensibilità che compongono il campo del centro-sinistra. Egli ne rappresenta la più valida e concreta sintesi, anche se va dato atto a Renzi di aver rotto gli schemi, innescando in modo più o meno ortodosso anche se discutibile, un processo virtuoso che ha rimesso in moto energie positive nel PD e la mobilitazione degli elettori, non solo nel centro-sinistra ma nell’intero corpo elettorale. Va riconosciuto poi a tutti gli altri contendenti di essersi sottoposti al vaglio di un processo di selezione e di confronto democratico non molto usuale in questi  tempi.

Insomma un confronto, forse un po’ troppo “all’americana”, che ha reso onore a tutti i partecipanti, soprattutto se si pensa alle ritrosie di Berlusconi, re dei media, che si è sempre sottratto allo stesso, o all’ astro nascente di Beppe Grillo, re dei social media, bravissimo nei monologhi sincopati quanto avverso ai confronti, tanto da scomunicare chiunque dei suoi si rechi in un talk-show televisivo.

C’è da dire che i talk-show, così come li abbiamo conosciuti, hanno connotato in modo autoreferenziale quest’ultimo ventennio politico e che quindi quest’evento potrebbe segnare una  discontinuità positiva nel cambiamento della comunicazione politica.

Abituati ormai da anni ai monologhi televisivi patinati o alle risse nei salotti televisivi, alle urla, alla grida, alle accuse reciproche ed alle male parole, siamo rimasti tutti un po’ affascinati e sorpresi, date le premesse, dal fair play con cui si sono confrontati i vari sfidanti, con le loro storie personali, il loro bagaglio di idee ma anche le loro proposte.

Personalmente sono rimasto un po’ perplesso dal format della trasmissione alla “X-factor”, che ha reso un po’ impacciati i contendenti e che risultava inusuale per chiunque fosse avvezzo alla “complessità” culturale del centro-sinistra ed ai suoi tipici lunghi “ragionamenti” che mal si addicono ai tempi televisivi. Ma, anche questa modalità ha rappresentato una novità ed una sferzata positiva, non solo per il PD ma per l’intera politica.

A riguardo, l’evento si presterebbe molto bene ad un’analisi sociologica della comunicazione, si pensi anche al fatto che sia stato trasmesso solo dal canale satellitare e da quello terrestre di Sky; i maligni dicono per non essere troppo visto dalla platea della tv generalista, ma che ha invece generato un effetto comunicativo spillover, creando così  un ”evento” a cui hanno assistito quasi due milioni di telespettatori.

In un desolante ed arido panorama politico, dove c’è chi discute ancora di primarie sì di primarie no, di partiti personalistici o leaderistici dove si decide arbitrariamente l’asse ereditario come ai tempi delle monarchie assolutistiche, questo confronto ha rappresentato, già di per sé, un’oasi di freschezza che ci ha rinfrancati e ci ha ridato la speranza di un futuro migliore nel segno del cambiamento politico.

Quando, al di là delle rottamazioni, i diversi punti di vista trovano un terreno di confronto sereno, rappresentano una ricchezza e, speriamo possano trovare anche una sintesi in una proposta concreta unitaria.

Un esercizio appunto di condivisione democratica.




 
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