Un singolare brindisi
27 febbraio, 2014   |  

Domenica 2 febbraio, nella casa materna di una mia cara amica, si è svolta una cerimonia particolare, un vero e proprio brindisi, una sorta di rito di commemorazione dedicato alla madre, morta qualche giorno prima che, in quella data, avrebbe compiuto 93 anni.

Sabato, durante la cerimonia funebre, la figlia ha invitato tutti a pranzo nella casa materna, per il giorno dopo. Un modo per condividere, con persone a lei care, quel singolare compleanno di  Annamaria,  una donna moderna, elegante  e sensibile ai problemi di tutti; la sua generosa disponibilità aveva fatto si che nella sua abitazione, accogliente, curata e di gusto, venissero accolti ed ospitati tutti gli amici dell’unica figlia, che godeva, fin da giovanissima, di una libertà ed autonomia che mi lasciava ammirata. A quei tempi, infatti, come tante altre giovani ragazze mi sentivo  imprigionata dalle paure di una madre che non sapeva gestire le ansie e la sua  inadeguatezza nei confronti di  un mondo che, negli anni ’70, sembrava voler cambiare il costume sociale e in particolare quello delle donne, troppo spesso, intrappolate nei lacci e laccioli familiari. Come me molte giovani cercavano di ribellarsi ma non era semplice. Almeno non  lo fu per me. Sciogliere quelle catene che impedivano e soffocavano la mia crescita sociale di donna moderna mi costarono molta fatica e sofferenza.

La madre della mia amica ci aiutava sempre e, all’occorrenza, ci reggeva anche il gioco. Dopo il matrimonio, essendo andata a  vivere vicino casa loro, trascorremmo insieme moltissime ricorrenze: il natale, le mitiche colazioni di Pasqua che, essendo meridionale, non conoscevo nemmeno, il ferragosto, gli anniversari tutti insieme e a casa di  Annamaria e del marito Paolo.

Tutto  era sobrio ma soprattutto ti sentivi come a casa tua e forse anche meglio. Purtroppo, rimasta vedova di un uomo straordinariamente buono,  il ” male oscuro “,  la depressione,  si  insediò nella sua anima rendendola quasi sperduta e impaurita; schiava di sbalzi di umore,  passava da uno stato di eccitazione a quello di forte abbattimento; non era più la bellissima donna di una volta ma un’anziana insicura e sperduta, troppo silenziosa, anche se dal suo sguardo intelligente intravedevi che seguiva tutto e tutti ma non partecipava più alle nostre discussioni come faceva una volta.  Annamaria  ci ha donato molto e ci ha insegnato che nella vita bisogna sempre tendere la mano a chi ha bisogno; non sarà facile per chi le ha voluto bene separarsi da lei.  Penso alla figlia  “germana amica” che è sempre stata coraggiosa e che anche in quei momenti di dolore ha saputo insegnarci che bisogna affrontare il definitivo taglio del cordone ombelicale che non le  farà più pronunciare il nome “mamma”, che non la farà più sentire figlia ma solo madre, compagna, amica e parente di tante persone che le vogliono bene;  Annamaria le ha passato il testimone e sono certa che sarà ancor più fiera di lei.

E nel brindisi a lei dedicato ho voluto ringraziare Annamaria del grande dono che ci aveva lasciato, “la sua splendida figlia”, una donna di rara intelligenza e sensibilità.




 
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