Referendum2016: Prof.Ceccanti
6 ottobre, 2016   |  

L’“inchiesta” sul Referendum Costituzionale continua e si arricchisce di una nuova voce, quella del Prof.Ceccanti.
Stefano Ceccanti ha un ricco Curriculum sia accademico che politico: prima ricercatore presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Pisa (una ricerca dal titolo: “La Cee al bivio tra unificazione politica e dissoluzione“), poi Professore associato nella Facoltà di Scienze Politiche di Forlì, poi ricercatore in Diritto Pubblico Comparato all’Università di Trieste ed infine professore ordinario di “Diritto Costituzionale Italiano e Comparato” e di “Diritto Parlamentare” presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza”l’Università di Roma “La Sapienza”, ma al contempo Consulente scientifico presso la Presidenza della Commissione Bicamerale per le Questioni Regionali (in particolare per l’indagine su “La forma di governo regionale”), Membro del Consiglio di Presidenza dell’Istituto Cattaneo, Membro della rivista “Quaderni Costituzionali”, Membro del gruppo di lavoro “Droit constitutionnel” della “Société de Législation Comparée”. Senatore nella XVI legislatura. Commentatore di attualità costituzionale italiana ed europea per i quotidiani “Il quotidiano nazionale”, “L’Unità” e “Huffingtonpost”.

 

1) Sulla Carta Costituzionale dal momento della sua promulgazione ad oggi ci sono stati alcuni interventi, questi interventi si sono resi necessari per adeguare la Costituzione agli impianti normativi che si sono voluti creare. Queste modifiche erano, e sono, “necessarie” o, se vogliamo, “lecite”?
Certamente sì.
Ricordiamoci la situazione drammatica di inizio legislatura. A causa delle due maggioranze diverse non si riusciva né a formare il Governo né ad eleggere il Presidente.
A quel punto due schieramenti su 3 hanno convinto il Presidente Napolitano a farsi rieleggere ma egli ha chiesto in cambio che si approvasse una riforma per non ricadere in tale situazione.
Non era una richiesta strana: 4 volte su 6 dal 1994 (1994, 1996, 2006 e 2013) le maggioranze sono venute diverse. Non ha alcun senso appendere il Governo ai risultati di due Camere che possono essere divaricanti.
Dovendo affrontare questo problema si è colta anche l’occasione per cercare una soluzione all’eccessivo conflitto tra stato e Regioni che abbiamo dal 2001.

2) I pareri discordanti sulla riforma date dalle due “fazioni”, si confrontano sul Senato e sulle altre modifiche che sono tese alla semplificazione dell’iter legislativo, per i sostenitori del “SI”, o che denotano una confusione e una riduzione degli equilibri costituzionali, per i sostenitori del “NO”. Qual è il suo pensiero?
In astratto sull’idea di una Camera delle autonomie c’è ampio consenso.
Ovviamente quando si entra nei dettagli (ad esempio se vadano rappresentati i Consigli regionali o le Giunte) esistono pareri discordanti.
Però non siamo chiamati, nel referendum, a discutere tra riforme alternative, ma tra lo status quo e la riforma.
Mi sembra difficile sostenere che essa, superando un Senato che ad oggi, secondo il relatore alla Costituente Costantino Mortati, è “un inutile doppione della camera”, non sia comunque un miglioramento.

3) Il Senato viene profondamente ridisegnato con una composizione diversa e con competenze diverse: i senatori saranno dei delegati delle regioni in seno al Parlamento e rappresenteranno prevalentemente le istanze e i bisogni dei comuni e delle regioni. Questo permetterà veramente di eliminare le “competenze concorrenti” e di conflittualità esistenti tra Regioni e Stato?
Il problema è quello che fu ben chiarito da Mortati alla Costituente, anche se lì non si poté risolvere è quello del possibile conflitto tra legislatori regionali e nazionali. Gli elenchi delle materie vanno scritti in Costituzione e hanno una certa importanza ma non sono decisivi perché purtroppo le leggi nascono da problemi che spesso sono contenuti in elenchi diversi.
E’ solo il dialogo in parlamento tra due camere diverse, di cui una rappresentativa dei legislatori regionali, che può ridurre il conflitto.

4) Il tema della Riforma Costituzione è poi spesso associato alla riforma della legge elettorale, l’Italicum. Per il fronte del “No”, che su questo punto in particolare è trasversale nell’emiciclo, afferma che associando il premio di maggioranza ed il ballottaggio alla Camera e la “nomina” dei delegati delle regioni nel Senato, si vada a creare sostanzialmente un super-potere del Governo a discapito del parlamento stesso e quindi della produzione legislativa. E’ veramente così?
Al Senato non c’è nessuna nomina. Votano gli elettori in occasione delle elezioni regionali e poi i Consiglio neo-eletti: di norma come in tutti i Paesi chi vince le politiche perde le Regionali.
Quindi le maggioranze saranno di norma diverse.
Quanto alla Camera c’è una questione di fondo: gli elettori quando votano devono scegliere solo i parlamentari oppure scegliere anche una maggioranza di Governo?
Tutto è perfettibile dal punto di vista tecnico, ma il ballottaggio risponde a questo secondo modello che a mio avviso è più democratico. In ogni caso il premio dà il 54% dei seggi a scrutinio palese. Il che equivale, in una visione ottimistica, al 40% a scrutinio segreto, mentre i quorum di garanzia sono posti al 60%. Si è quindi premiati solo per governare, senza poter scegliere da soli gli organi di garanzia.

5) L’Italicum sembrerebbe riproporre la legge elettorale attualmente utilizzata per i comuni. Il Presidente del Consiglio dei Ministri diverrebbe una sorta di “Sindaco d’Italia”? Può funzionare anche a livello nazionale?
La legge è analoga a quella comunale, anche se vi è una legittimazione diretta e non un’elezione diretta.
Non vedo perché la legge elettorale politica dovrebbe negare a differezna di quelal dei sindaci il diritto di scegliere una chiara maggiorazna di Governo.

6) Ma quindi al Referendum Costituzionale sarebbe meglio votare “Si” o “No”?
Il “Sì” assicura da subito che il Governo dipenda da una sola Camera e pone le premesse per ridurre il conflitto tra Stato e Regioni.
Il “No” lascia le cose come stanno: una cosa che non ci possiamo permettere.

 

Ringraziamo il Prof.Ceccanti per il suo importante intervento nella discussione sul Referendum Costituzionale.




 
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